Cina

Mei serve qualche piccolo dolcetto e si cimenta nella preparazione del tè. È molto composta ed elegante, timida nei miei confronti, se può evita il mio sguardo. Esegue il rituale di preparazione versando ripetute volte dell’acqua bollente sulla tavola in legno, poi sulle piccole statuine. Ripete l’operazione con il tè. Quando lo versa dentro le piccole tazzine è accorta nel maneggiarle usando pinze in legno.
Nel frattempo io e Jay abbiamo cominciato a suonare e arrivano a turno altri amici, rispettivamente il batterista e il chitarrista solista del gruppo di Jay. Sanno già tutto di me, sono qui per quello, la voce del mio arrivo incomincia a spargersi.
Mei continua a preparare tè e, vista la piccola dimensione delle tazzine, è obbligata e versare e riversare la bevanda, velocizzando ogni volta il rituale di preparazione. Sono tutti tra amici e io mi sento parte del gruppo, scherzano, mi rivolgono domande ma senza pressarmi tanto, mettendomi a mio agio.
Infine arriva il momento che stavo aspettando. Mei asseconda le nostre richieste e suona prima il guzheng e poi il guqin. Alle orecchie la melodia è come un sogno, alla vista le braccia sono un’elegante danza. La posa delle mani è aggraziata e gentile, precisa anche quando pizzica le corde con ritmo serrato.
La guardiamo incantati, anche suo fratello ha gli occhi grandi, come fosse la prima volta che la vede suonare. Alla fine di ogni canzone scattiamo in un applauso e lei ringrazia chinando timidamente la testa.

Tratto da I Giocolieri delle Bolle di Sapone

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