Cambogia

Un altro giorno è cominciato, esco dalla tenda salutando il sole, mi stiracchio piegandomi in avanti, oltrepassando la punta dei miei piedi. Raggiungo la casa in legno e Jonathan è già lì che si preoccupa di accendere il fuoco e prepara l’infuso di tulsi. Il sole è ancora freddo.
Si presenta una dolce vecchietta che da qualche mattina ormai spunta immancabile alle prime luci del giorno. Arriva in sella ad una vecchia bicicletta portandosi appresso una tanica in plastica da trenta litri. Indossa sempre gli stessi abiti, come me del resto.
Ha una gonna viola e una camicia con motivi da bambina, indossa un paio di orecchini dorati, molto grandi e vistosi, ai lobi raggrinziti. Mostra orgogliosa gli ultimi due denti nella parte superiore della bocca che per il resto è nera marcia e la paventa ogni qual volta sorride di gusto.
Arriva dando il buon giorno e salutando ma con l’intento di passare inosservata. Si dirige alla pozza e scende al pelo dell’acqua tramite la gradinata in cemento per riempire la tanica. Al villaggio ultimamente sono senza riserva di acqua e comprarla in città ha i suoi costi.
La maggior parte delle volte, io e Jonathan la lasciamo fare finché la tanica non è piena, dopodiché scendiamo le gradinate e portiamo per lei i trenta chili di acqua. A turno la aiutiamo a caricare e bloccare la tanica con una fascia elastica nera sul porta pacchi posteriore della bicicletta.
La dolce vecchietta, della quale ignoriamo il nome, ringrazia sempre sorridendo e mostrando il marciume della sua bocca. Umile, si allontana traballando sulla bicicletta e io mi chiedo, ogni volta, come faccia con quelle gambe esili e apparentemente deboli.

Tratto da I Giocolieri delle Bolle di Sapone

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