Perù

Esiste un lato spietatamente reale che nessuno racconta del viaggio ed è quello che non si può percepire in alcuna foto o video. Nessuno dice delle vesciche ai piedi dopo una giornata di cammino, della schiena spezzata al dormire per terra o dal carico dello zaino. Della fame che ti assale e la fatica di dover sempre pazientare, raccogliere legna, accendere un fuoco, mettere a bollire l’acqua.
L’odore di sudore e di sporco che hai addosso e che presto cattura la tenda e tutti i vestiti, nessuno escluso. Odore che con il tempo impari a non sentire più. L’odore del cibo e qualsiasi cosa ho per mano che impregna le mani e la barba.
Il rotolo di carta igienica nella tasca laterale dei pantaloni, prezioso e centellinato. Del resto, solo essendo parsimoniosi si arriva a scoprire di quanta carta si ha bisogno per pulirsi il culo. Concedersi una doccia magari anche una volta a settimana.
Non c’è foto che catturi lo smarrimento nel non sapere dove si andrà a dormire ogni sera, smarrimento che diventa presto adrenalina pura, gioia di vita giornaliera.
Nessuno ricorda quanto è importante camminare scalzi, sentire la terra sotto i propri piedi, facendosi male, ferendosi se necessario. Questo ci ricorderà che solo l’uomo ha l’arroganza di camminare separato da erba e terra.
Pochi raccontano di come si vive con sei dollari al giorno, della difficoltà di essere circondati da persone che parlano una lingua diversa e hanno cultura e usanze diverse, che non sempre sono disposti ad accoglierci e darci il benvenuto.
E lo stare da soli è uno stato di grazia. Bisogna avvicinarsi alle persone non prima che a se stessi.
Come descrivere lo sconforto che alle volte può assalire. La disperazione dell’essere soli e la vittoria di aver portato a casa la giornata.

Tratto da I Giocolieri delle Bolle di Sapone

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