Thailandia

A metà bottiglia di whisky arrivano i miei futuri compagni di lavoro dei prossimi giorni, sono Hannat, un giovane thailandese di un villaggio qui vicino e Nancy, una dolce e piccola ragazza di Taiwan in viaggio come me e desiderosa di imparare quanto possibile sulle costruzioni in terra cruda. Spuntano in silenzio dall’ombra, tra una canzone e l’altra. Arrivano dal terreno di Hannat sul quale domani incominceremo tutti assieme a costruire la sua nuova casa.
Spostiamo qualche brace all’interno della casa di Maha e ci raccogliamo stretti per scaldarci e fare luce ai bicchieri e agli strumenti musicali.
Tutte le case di terra del centro sono prive di pavimento e quindi la stessa polvere che ricopre il terreno esterno è presente all’interno. Le porte sono provvisoriamente assenti così come le finestre che verranno montate nuovamente per la stagione delle piogge.
Mi sento in famiglia, c’è poco da dire. Non ci sono riguardi di nessun tipo ma tutti siamo allo stesso tempo attenti e cortesi l’uno con l’altro. Beviamo, suoniamo, gridiamo, ci abbracciamo, mangiamo pannocchie e patate. Cosa potremmo desiderare di più?
Così come sono arrivati, Nancy e Hannat spariscono nell’ombra e ritornano al terreno di costruzione dove ormai campeggiano da giorni. Mi infilo dentro la mia tenda dopo aver salutato Chai che zitto zitto e barcollante se ne ritorna al villaggio. Mi addormento con il mal di testa.

Tratto da I Giocolieri delle Bolle di Sapone

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