El Salvador

Le terre latino americane custodiscino elementi peculiari che le rendono ogni volta inconfondibili. Appena atterro è palpabile l’umidità dell’aria, carica del verde ostentato di una natura potente e predominante. Autoveicoli di ogni genere procedono grazie all’aiuto della mano divina, sfilano davanti a costruzioni prive di intonaco o per lo più tinteggiate a tonalità pastello.
Di tanto in tanto non mancano di svettare alti pennenoni di multinazionali alimentari a ricordare la bieca incongruenza che l’uomo moderno è costretto ad affrontare quando si ritrova a mettere in fila le priorità della sua vita.
Harold, un ragazzo salvadoreño di 32 anni mi fa notare come le persone, specialmente le donne, siano mediamente obese. Paradossale in un paese dove la popolazione è più che mediamente povera. Pura ignoranza alimentare. Il cibo sano non mancherebbe e la natura rigorosa ne è la prova.

Harold è la persona che dovevo incontrare per superare la frustrazione di aver rotto il forcellino della bicicletta a pochi chilometri dalla partenza. Il mondo ciclista è ancora molto di nicchia nel El Salvador e trovare i pezzi di ricambio a volte è difficile e costoso.
Mi ospita per qualche giorno intrattenendomi con buon umore e un sorriso che demarcano la sua persona. È uno di quegli esseri viventi che segue la corrente, apparentemente disturbato da niente e nessuno.
Mangiamo pupusas, scherziamo, ci perdiamo nei meandri della società convincendoci che le etichette delle quali le persone molte volte fanno fregio sono una trama. I litigi, i conflitti, le differenze politiche sono trama. I movimenti di indipendenza, le lotte per i singoli diritti, pezzi di carta ai quali viene attribuito un valore per ottenere beni necessari alla sopravvivenza sono trama. Tutto ciò che alimenta l’odio, la divisione, la lotta, le disuguaglianze, l’indifferenza, l’apatia, la diffidenza tra esseri umani è trama.

Una persona che è già stata più volte in questo paese mi aveva scoraggiato dal venire fino a qua. Addirittura mi aveva assicurato che dopo poche ore me ne sarei voluto scappare. Certo, le bande della capitale sono capaci di crimini feroci, devono però scontrarsi duramente con la amabile ospitalità e gentilezza del popolo salvadoreño. Harold e il suo coinquilino Douglas ne sono solo un esempio.
Molte persone della mia generazione hanno qui nomi che suonano statunitensi più che latini. Questo perché 30 anni fa era la nuova consuetudine.
Appena riesco a recuperare il forcellino lascio San Salvador in direzione est, diretto a El Amatillo e la frontiera con l’Honduras. Una pedalata sotto un sole cocente che arde la pelle. Perlomeno trascorro due giorni in piano prima di salire sulla giostra delle montagne hondureñe.

Tratto da Alla ricerca della controsocietà