Guatemala

Se la vegetazione fino ad ora è stata verde e potente non è niente comparata ai campi di palme da olio e banane che attraverso appena entrato in territorio guatemalteco.
Da Río Dulce si apre una trachea apparentemente infinita, priva di case o costruzioni, strade pressoché rettilinee, ai lati campi, pendii rocciosi, alberi dal busto e fogliame maestoso.
Mi fermo un paio di giorni a Poptun dove Walter di Poptun Bike mi ospita aiutandomi a mettere a punto qualche dettaglio sulla bicicletta. La cittadina è ben diversa dalle grandi città, le proprietà private non sono necessariamente circondate da alte mura culminanti con filo spinato o cocci di vetro. Certo, quasi ognuno possiede almeno uno o due cani per proteggersi da intrusi, ma in generale la vita è tranquilla e rilassata.
In Guatemala trovo nella gente nella vita di tutti i giorni un po’ del folclore latino americano che sembra essersi perso negli altri paesi.
La notte di Natale è un proseguio di petardi e musica tamarra dalle dieci di sera alle 2 del mattino, la pioggia incessante non ferma nessuno e l’aria è percepibilmente carica di zolfo.
Il mal tempo non può fermare nemmeno il mio proseguire che è ora lento e fradicio. La imprevedibilità del clima tropicale, un giorno c’è il sole che ti cucina e l’altro il cielo ti bagna e raffredda. Sono spinto in avanti, c’è una comunità che se ne intende di costruzioni naturali che mi aspetta.

Tratto da Alla ricerca della controsocietà