Km 6954 – Stati Uniti, parte prima

Oltrepassare il confine tra Messico e Stati Uniti è come varcare il tendone che separa le quinte dal palcoscenico.
Là dietro tutto è in confusione, ammassato, piacevolmente caotico. Il traffico fa impazzire, i rumori non danno tregua e l’aria è carica di smog.
Sul palco invece silenzio, regolarità, portamento e presentazione. Gli automobilisti rispettano i limiti di velocità su strade sorprendentemente smaglianti.

Nogales è una città di frontiera divisa come gemelli eterozigoti. Una dicotomia che rappresenta alla perfezione l’insostenibilità del modello di vita occidentale su scala mondiale.
Il primo agosto dell’anno passato avevamo già consumato le risorse che il nostro pianeta ci aveva messo a disposizione fino al 31 dicembre dello stesso anno. E se i paesi del terzo mondo pretendessero di salire sul palcoscenico raggiungendo lo stile di vita occidentale?

Questa è la messa in scena della società moderna, separata solo da una tenda dal retrobottega, quel dietro le quinte dove c’è chi fa si che lo spettacolo vada avanti, bello e impeccabile. Finché ci sarà qualcuno disposto a pagare il biglietto, da là dietro continuerà ad arrivare a tutti i costi il necessario per l’impianto scenico.
L’importante è stare obbedienti al proprio posto, perché mostrarsi al pubblico è privilegio di pochi e si sa, chi è abituato a stare sotto i riflettori, un po’ per gloria un po’ per vanità, non vuole mai cedere il passo.

Sempre più vigorosa e carismatica la carovana di giocolieri nomadi non ha mai smesso di proporre spettacoli alternativi.
La comunità del Milagro co-housing di Tucson si trova in zona desertica, l’acqua è sempre più preziosa quando viene a mancare.
Una zona verde a valle delle abitazioni filtra attraverso piante specifiche le acque grigie per utilizzarle nuovamente nell’irrigazione del piccolo orto e le aree verdi comuni. Saponi e detersivi naturali sono quindi d’obbligo.
Ogni residente sa di essere parte di una grande famiglia e come tale segue accorgimenti giornalieri per il benessere comune, come tirare lo sciacquone del bagno solo se necessario, sfruttare al meglio i pannelli fotovoltaici, i forni a calore solare. Le case sono costruite con mattoni adobe e sono volutamente di piccole dimensioni per favorire la vita all’aria aperta e nelle aree comuni.

Raggiungo la costa ovest degli Stati Uniti attraversando in sordina il deserto dell’Arizona. Per qualche giorno la mia più grande preoccupazione diventano i serpenti a sonagli. Mi è stato detto che in questa stagione dovrebbero essere nascosti in attesa del calore dell’estate, ma l’averne visto uno spappolato a bordo strada con sangue ancora relativamente fresco mi ha messo giustamente in allerta.
Nelle piccole comunità vicino al confine, messicani e statunitensi vivono in simbiosi varcando giornalmente la frontiera per motivi di lavoro o studio. La gente sembra non dare molta importanza a una linea che separa solo ufficialmente il territorio.

Cedo facilmente alle luci di San Diego e della west coast tanto cantata nella letteratura americana per poi ridimensionare il mio entusiasmo conoscendo la vita lontana dalle metropoli multiculturali. La società americana presto indossa la maschera da consumista, sempre sulle spese, competitiva.

Ci sono sempre le eccezioni, ovunque la controsocietà cresce e si organizza. In una collina a sud di Mariposa, California, esiste un posto dove si mettono da parte le previsioni catastrofiche, le ipotesi di andamento globale, i diversi schieramenti, la serietà impettita della società burocratica. Gli hippie sono tornati, o forse, fortunatamente non se ne sono mai andati.
La We F.L.Y. co-op è la comunità perfetta dove vivere in armonia con la Madre Terra in un clima di amore fraterno.
La maggior parte del cibo viene recuperato gratuitamente al mercato messicano di Merced ogni sabato. Casse per chili e chili di frutta e verdura che andrebbero buttati, tra cui arance, banane, cocco, nopales, avocado, pompelmi, ananas, carote, pomodori. Quello che si può salvare lo mangiamo, il resto va alle galline o nei compost.
L’acqua del rubinetto finisce in un secchio, il riscaldamento e piano cottura è una stufa a legna, la doccia è un barile sopra un albero e il bagno è un secchio con terra e cenere.
Vivendo in semplicità esternamente è più facile trovare la altrettanto semplice verità interiore.

Tutti noi che passiamo e ci fermiamo in questo posto abbiamo due cose in comune. La prima è che per gran parte della nostra vita abbiamo fatto e pensato quello che ci è stato detto. Dalla scuola alla chiesa la domenica, e poi l’università per il lavoro che precede la casa e le spese, passando tra risate con gli amici e una imprescindibile carriera.
La seconda però è che, chi prima, chi dopo, abbiamo ad un certo punto cominciato a fare quello che sentivamo dirci da dentro. Quando nel silenzio si chiudono gli occhi e si perpepisce la gioia essenziale di ogni istante non si vuole ritornare ad occupare la mente con rimorsi del passato o preoccupazioni per cose che potrebbero ipoteticamente accadere.
Ecco spiegato perché siamo su questa collina a interrogarci sull’esistenza eterea ultima e accarezzarci come fratelli. Dopo solo pochi giorni la connessione è intima, limpida, sincera e affiatata.

Contribuire giornalmente al funzionamento della comunità è un buon collante. Non c’è distinzione tra lavori femminili o maschili, ognuno fa quello che vede necessario. Le mansioni giornaliere sono minime; far uscire le galline la mattina e darle la buona notte la sera, alimentare i compost, tagliare legna, verificare che il secchio del gabinetto non sia pieno.
Per la maggior parte della giornata abbiamo il tempo di fare quello che vogliamo, come dedicarci all’arte in tutte le sue forme, a lavori di ampliamento e mantenimento, meditare, cantare dal profondo del diaframma, sederci in cerchio e parlare fino allo sfinimento, piantare semi e raccoglierne i frutti e semplicemente godere del nostro tempo assieme nel presente, la cui pienezza è completa.

Non ci sono orologi, né agende da seguire. Ci alziamo piano piano con il sole, mangiamo quando abbiamo realmente voglia di farlo, lavoriamo quando più ci sentiamo predisposti.
In verità un orologio a muro c’è, non ha lancette e porta una scritta al centro, NOW!
La cucina è semplice, frugale ma allo stesso tempo ricca e abbondante. Non serve molto se si è capaci di spogliarsi, sentire la terra sotto i piedi e splendere come lampadine nel flusso che unisce il sole al nostro pianeta.

La controsocietà mostra continuamente alternative tecniche, sociali ed economiche. Comunità coma la We F.L.Y. co-op sono di quelle che propongono anche un diverso atteggiamento mentale con il quale approcciare la vita in ogni suo istante. Realtà che escono dallo schema di tempo lineare e materialista che ci è sempre stato proposto come unica alternativa.
Si può andare oltre il calendario, oltre la pausa pranzo obbligata e le ore di riposo e veglia contate al minuto. Si può condividere una nuova prospettiva del tempo, così come si possono condividere idee, spicchi di mandarini, una pipa, ideali, sogni, visioni… Ce n’è per tutti quando si condivide. We F.L.Y. (We Fucking Love You).

Segui la ricerca su Facebook e Instagram