Stati Uniti

Oltrepassare il confine dal Messico agli Stati Uniti è come varcare il tendone che separa le quinte dal palcoscenico.
Là dietro tutto è in confusione, ammassato, piacevolmente caotico. Il traffico fa impazzire, i rumori non danno tregua e l’aria è carica di smog.
Sul palco silenzio, regolarità, portamento e presentazione. Gli automobilisti rispettano i limiti di velocità su strade sorprendentemente smaglianti.
Nogales è una città di frontiera divisa come gemelli eterozigoti. Una dicotomia che rappresenta alla perfezione l’insostenibilità del modello di vita occidentale su scala mondiale.
Il primo agosto dell’anno passato avevamo già consumato le risorse che il nostro pianeta ci aveva messo a disposizione fino al 31 dicembre dello stesso anno. E se i paesi del terzo mondo pretendessero di salire sul palcoscenico raggiungendo lo stile di vita occidentale?

Questa è la messa in scena della società moderna, separata solo da una tenda dal retrobottega, quel dietro le quinte dove c’è chi fa si che lo spettacolo vada avanti, bello e impeccabile. Finché ci sarà qualcuno disposto a pagare il biglietto, da là dietro continuerà ad arrivare a tutti i costi il necessario per l’impianto scenico.
L’importante è stare obbedienti al proprio posto, perché mostrarsi al pubblico è privilegio di pochi e si sa, chi è abituato a stare sotto i riflettori, un po’ per gloria un po’ per vanità, non vuole mai cedere il passo.

Ci sono sempre le eccezioni, ovunque la controsocietà cresce e si organizza. In una collina a sud di Mariposa, California, esiste un posto dove si mettono da parte le previsioni catastrofiche, le ipotesi di andamento globale, i diversi schieramenti, la serietà impettita della società burocratica.
La We F.L.Y. co-op è la comunità perfetta dove vivere in armonia con la Madre Terra in un clima di amore fraterno.
La maggior parte del cibo viene recuperato gratuitamente al mercato messicano di Merced ogni sabato. Chili e chili di frutta e verdura che andrebbero buttati tra cui arance, banane, cocco, nopales, avocado, pompelmi, ananas, carote, pomodori. Quello che si può salvare lo mangiamo, il resto va alle galline o nei compost.
L’acqua del rubinetto finisce in un secchio, il riscaldamento e piano cottura è una stufa a legna, la doccia è un barile sopra un albero e il bagno è un secchio con terra e cenere.
Vivendo in semplicità esternamente è più facile trovare la altrettanto semplice verità interiore.

Tutti noi che passiamo e ci fermiamo in questo posto abbiamo due cose in comune. La prima è che per gran parte della nostra vita abbiamo fatto e pensato quello che ci è stato detto. Dalla scuola alla chiesa la domenica, e poi l’università per il lavoro che precede la casa e le spese, passando tra discorsi con gli amici e una imprescindibile carriera.
La seconda però è che, chi prima, chi dopo, abbiamo ad un certo punto cominciato a fare quello che sentivamo dirci da dentro. Quando nel silenzio si chiudono gli occhi e si perpepisce la gioia essenziale di ogni istante non si vuole ritornare ad occupare la mente con rimorsi del passato o preoccupazioni per cose che potrebbero ipoteticamente accadere.
Ecco spiegato perché siamo su questa collina a interrogarci sull’esistenza eterea ultima e accarezzarci come fratelli. Dopo solo pochi giorni la connessione è intima, limpida, sincera e affiatata.
Contribuire giornalmente al funzionamento della comunità è un buon collante. Non c’è distinzione tra lavori femminili o maschili, ognuno fa quello che vede necessario. Le mansioni giornaliere sono minime; far uscire le galline la mattina e darle la buona notte la sera, alimentare i compost, tagliare legna, verificare che il secchio che usiamo come gabinetto non sia pieno.
Per la maggior parte della giornata abbiamo il tempo di fare quello che vogliamo, come dedicarci all’arte in tutte le sue forme, a lavori di ampliamento e mantenimento, meditare, cantare dal profondo del diaframma, sederci in cerchio e parlare fino allo sfinimento, piantare semi e raccoglierne i frutti e semplicemente godere del nostro tempo assieme nel presente, la cui pienezza è completa.

Non ci sono orologi, ne agende da seguire. Ci alziamo piano piano con il sole, mangiamo quando abbiamo realmente voglia di farlo, lavoriamo quando più ci sentiamo predisposti.
Un solo orologio è appeso al muro, non ha lancette e porta una scritta al centro, NOW!
La cucina è semplice, frugale ma allo stesso tempo ricca e abbondante. Non serve molto se si è capaci di spogliarsi, sentire la terra sotto i piedi e splendere come lampadine nel flusso che unisce il sole al nostro pianeta.

La controsocietà mostra continuamente alternative tecniche, sociali ed economiche. Comunità coma la We F.L.Y. co-op sono di quelle che propongono un diverso atteggiamento mentale con il quale approcciare la vita in ogni suo istante. Realtà che escono dallo schema di vita lineare e materialista che ci è sempre stato proposto come unica alternativa.
Si può uscire dal calendario, dalla pausa pranzo obbligata e le ore di riposo e veglia contate. Si può condividere una nuova prospettiva del tempo, assieme a idee, spicchi di mandarini, una pipa, ideali, sogni, visioni.

Tratto da Alla ricerca della controsocietà