Corea del Sud

In un villaggio al centro del paese, tra campi di riso e un paesaggio montano, vive una coppia che ha varcato la quarantina, Jewrney e Stacey.
Di recente sono tornati da un viaggio in bicicletta di tre anni in giro per il mondo. Sono partiti con l’intento di ritornare eventualmente a casa per coltivare la terra e trovare una dimensione abitativa e temporale più umana.
Lungo la strada hanno studiato diversi progetti e hanno capito che ci sono molti modi di coltivare e ricercare l’autosostenibilità.
Così come ci sono molti modi per tutti gli obiettivi che desideriamo raggiungere, sia nel mondo del concreto che in quello etereo. La via non è mai perentoriamente unica. In un mondo globale dove persino il pensiero personale è standardizzato, anche troppa flessibilità mentale non è vista di buon occhio.
Ottenuto finalmente il visto per la Cina a Busan, risalgo a nord mantenendomi decentrato verso occidente. Nella comunità intenzionale gestita da Dada Shiilabhadrananda, monaco yogi di Ananda Marga, godo per un po’ della vita regolare e bilanciata di un Ashram, del potere dello yoga, delle ore mattutine di lavoro nell’orto, della dieta vegetariana priva di cipolla e aglio per stimolare meglio la mente in sessioni di meditazione che includono danze e canti spirituali.
Con Dada mi lascio rapire e trasportare in lunghe discussioni sul modello economico PROUT, sull’abbandono alla Coscienza Universale, sulle idee di grandi menti come quelle di Jung, Gurdjieff, Coelho e Alan Wats tra i tanti.
C’è una cosa che gli sento ripetere spesso, non perché l’età prossima ai settanta gli faccia dimenticare le cose ma perché credo ci tenga a sottolineare affinché entri dentro ognuno di noi. Ciò che pensi, diventi, dice. E ciò che diventi, attrai, mi viene da aggiungere.

Tratto da Alla ricerca della controsocietà