Km 22.270 – Giappone, prima parte

Una nave da Shangai in 48 ore mi porta dritto a Osaka. Arrivare in un paese via mare è qualcosa di spettacolare, vedere le prime isole dell’arcipelago dopo più di un giorno di sola acqua piatta all’orizzonte è sicuramente emozionante.
Una ragazza giapponese mi ha descritto, con parole piuttosto severe, la massa della società nella quale vive come un mucchio di formiche che segue il capofila, non esce mai dal tracciato battuto senza perdere di vista ogni singolo movimento fatto da chi sta di fronte per poterlo imitare senza errori.
Da quando me lo è stato fatto notare ho potuto osservare la maniacale meccanicità nella loro vita quotidiana, da come parcheggiano l’auto al supermercato alle riverenze dovute in ogni incontro.
Esistono le formiche e sono coloro che, come vengono educate fin dalle scuole elementari, non mettono in discussione ciò che viene insegnato, disincentivare dal pensiero critico e la creatività.

Durante tutto questo viaggio ho avuto il privilegio di osservare dall’esterno diverse culture ed entrare nella loro parte migliore, o almeno quella che è di mio interesse.
Anche qui in Giappone non rimango deluso. A Tokyo conosco un gruppo di persone che ha deciso di uscire dal tracciato battuto. Sono uomini e donne di tutte le età che ancora si indignano per la meccanicità di pensiero e azione dei loro compaesani.
Un movimento è nato a capo di un blog intitolato Tokyo Urban Permaculture. Grazie a questa opportunità, diverse realtà che gravitano attorno all’area urbana della capitale hanno cominciato a conoscersi, cooperare, scambiare idee e cresce assieme, uniti e certi nel non essere soli a voler fare la differenza.
C’è chi si prende cura di orti installati sui tetti dei palazzi, chi opera nelle transition town, ovvero centri abitati in fase di transizione nel diventare più eco sostenibili sia per la mente di chi ci abita, sia per la terra che li ospita. C’è anche chi sperimenta la vita off-grid con il supporto dell’ancora viva tradizione agrícola.

Muoversi in maniera indipendente all’interno di un formicaio ben strutturato e organizzato non è facile e le resistenze che si incontrano sono molteplici. Le persone di Tokyo Urban Permaculture ne sono più che consapevoli ma non si lasciano scoraggiare e continuano a sperimentare. Grazie a loro conosco una città che ha ritmi di vita e serenità da villaggio di campagna, una cosa che non mi aspettavo da una capitale di queste dimensioni e numeri.

Attraverso il cuore economico di Tokyo diverse volte. Una di queste avviene la mattina presto in coincidenza con l’apertura di uffici e scuole. Quello che vedo per le strade, più che una colonia di formiche, sembra un esercito di marionette che muove compatto. Strette le une alle altre come fossero legate da fili invisibili marciano scandendo il passo all’unisono. La testa bassa guarda in terra attraverso uno sguardo catatonico. Indossano tutte gli stessi abiti, cravatta nera, camicia bianca e pantalone grigio e in mano stringono tutte lo stesso accessorio, una valigetta ventiquattrore.

La giusta risposta all’esercito di marionette da parte della controsocietà non tarda ad arrivare.
Ad una trentina di chilometri da Tokyo mi unisco ad una settantina di persone in un centro di meditazione vipassana.
Per dieci giorni facciamo vita monastica nell’ashram perché siamo tutti volenterosi di migliorarci come esseri umani e di cercare un equilibrio interiore saldo da utilizzare come punto di partenza per studiare e comprendere meglio la nostra coscienza, quindi il nostro corpo, quindi l’universo intero.
Dopo soli due giorni e già venti ore di meditazione ci è chiaro come sia difficile trovare pace in una mente che, ci piaccia o no, è frutto di un indottrinamento tale da far dimenticare all’individuo di chiedersi se non ci sia qualcosa di diverso da ascoltare e se è la vita delle pubblicità quella che vogliamo vivere.
Tutti noi partecipanti al seminario abbiamo un passato diverso e sicuramente siamo usciti dopo dieci giorni con comprensioni differenti, ma abbiamo appreso una tecnica di meditazione che potrà aiutarci nella ricerca individuale che stiamo compiendo.
Sappiamo che nulla potremo ottenere senza costanza, determinazione, persistenza, fatica e tempo. Come l’ammaestratore di tori selvatici sa che dovrà avere tutte queste qualità per avere successo, altrettanto sappiamo che dovremo averle per ammaestrare una mente selvaggia.

Oltrepassate le montagne che corrono lungo la mediana dell’isola principale mi ritrovo a pedalare seguendo la costa nord in direzione ovest. La strada non è piana come ci si aspetterebbe da una linea costiera, le montagne scendono come un’onda fino a toccare l’acqua e le giornate proseguono in un continuo sali e scendi.
Almeno, in questo lato del Giappone, si godono di meravigliosi tramonti sul pelo dell’acqua.

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