Km 21.440 – Giappone, seconda parte

La costa nord è un continuo sali e scendi tra montagne e brevi passaggi a pelo dell’acqua. Numerosi i villaggi di pescatori e terreni di campagna abbandonati.
Come sta avvenendo nella maggior parte dei paesi con stile di vita occidentale, oltre che essersi abbassata drasticamente la natalità, anche in Giappone i villaggi e le aree rurali stanno diventando sempre più luoghi inabitati, silenziosi.

Ne consegue che campi agricoli e case tradizionali giapponesi sono in svendita stracciata.
Hiro e la sua famiglia hanno approfittato della situazione e stanno installando in una valle poco a sud di Yamaguchi una realtà agricola per le future generazioni.
Il progetto è ambizioso e il lavoro da fare è molto. Uomini e donne da tutto il mondo arrivano per aiutarli, condividere, proporre e mettere in campo le proprie capacità e conoscenze.
Durante la mia permanenza ci siamo dedicati alla costruzione di tre serre, due ripari per le pecore, sfalciare l’erba, recintare campi per il bestiame con del bambù.

Dalla foresta dietro casa non è raro vedere uscire gruppi di macachi che in modalità raid scelgono un bersaglio, un orto o alberi da frutto, lo saccheggiano nel giro di pochi secondi per poi sparire di nuovo nella foresta altrettanto rapidamente.
Nella speranza gli alberi da noce e ghiande piacciono meno alle scimmie, Hiro ha seminato alberi di questo tipo tra la casa e la foresta in modo da creare una fascia filtro e poter coltivare la frutta più lontano.
I macachi non sono l’unico inconveniente della natura selvaggia dell’arcipelago. Falchi e aquile sono una costante minaccia per il pollame e serpenti velenosi si arrotolano nei prati anche durante la notte in attesa che passi qualcosa da mangiare.

Ammiro molto le intenzioni di Hiro. Mi ha raccontato dei suoi viaggi in Europa e Nord America alla ricerca del suo personale obiettivo e scopo di questa vita, creare una realtà agricola nei prossimi trent’anni che possano sfruttare le generazioni da qui a cento, duecento anni.
Lo trovo un progetto molto ambizioso, che purtroppo non riesce a far fronte alla necessità di avere giovani giapponesi che vogliano dedicarsi stabilmente a questo stile di vita. Infatti Hiro non è ancora riuscito a coinvolgere stabilmente nessun giovane del posto. Dice che arriveranno in futuro, quando sarà tutto pronto. Il suo sguardo ha sicuramente dell’ottimismo incrollabile.
Nel frattempo però rimane il fatto che la popolazione giapponese sta diventando terribilmente vecchia, non al passo innovativo delle tempistiche occidentali, l’economia è in discesa da anni, l’attenzione nella riduzione di immondizia plastica è inesistente, non c’è il ricircolo di generazioni e i pochi giovani si rinchiudono nelle città. Inoltre, la politica del governo non rende la burocrazia tanto facile agli stranieri che intendono trasferirsi stabilmente.
Nonostante tutto, Hiro lavora costantemente, tutti i giorni, senza concedersi troppe pause. Crede nella sua missione ed è disposto a sacrificare il suo presente per il futuro di generazioni che devono ancora nascere.

Salutare il solido gruppo di amici e fratelli formatosi a Yamaguchi è come sempre un momento difficile. L’eccitazione del rimettersi in strada è questa volta smorzata dalla coscienza che i prossimi saranno gli ultimi chilometri prima di chiudere questa straordinaria avventura.

Durante tutto questo lungo viaggio ho avuto l’onore di incontrare persone che sono state contemporaneamente maestri e compagni di vita.
Ho visto chi povero di denari ma ricco di idee, gioia e vita non si arrende alla opportunità di creare uno stile di vita nuovo. Ho visto anziani affidarsi alla natura e perdersi nella meraviglia dei boschi, invecchiando con la consapevolezza di avere inevitabilmente un corpo fisico a poco a poco sempre più lento, ma una coscienza e un’energia mentale in costante crescita.
Ho visto gli occhi di giovani scintillare di vita come una gemma preziosa custodita nel taschino dei pantaloni, che rifiutano le regole e dogmi di una società che li vorrebbe buoni e addomesticati. Ma loro no, hanno capito cosa non vogliono, ed è già tanto.
Ho visto persone abbracciare animali come fossero fratelli sanguigni, riservando loro attenzioni e cure proprie di un membro di famiglia.
Ho visto i nomadi delle montagne dormire sotto un cielo stellato e dall’alto dominare con distacco la caoticità delle città.
Ho visto monaci meditare sulle vibrazioni dell’universo e contemplare l’unicità della quale facciamo tutti parte.
Ho dormito su qualsiasi superficie, pedalato sotto ogni condizione atmosferica possibile, mangiato qualsiasi cosa mi si è presentata davanti assaporandone il cuore.

Ho provato il senso di appartenenza a una società che ancora non ha identità ufficiale e confini definiti, e forse è così che deve restare. Una società che non smette mai di questionare e mettere in dubbio ogni cosa. Una società che propone e si rimbocca le maniche senza aspettare che le soluzioni piovano dal cielo, che vede sempre il bicchiere mezzo pieno e non ha tempo per fermarsi a piagnucolare o lamentarsi.
Sappiamo che la soluzione di oggi potrebbe non essere quella di domani, ma ai problemi futuri ci penseremo quando sarà il momento. Ora è tempo di rinunce e azioni per la conquista di una vita più umana e allo stesso tempo più elevata.

Ho visto questo e vissuto molto altro. Ma ci sono cose che purtroppo non si possono spiegare a semplici parole, mi dispiace.

 

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